Il cantico di Natale – #3

– Potreste… sedere? – domandò Scrooge guardandolo dubbioso.- Posso.- Sedete, dunque. Scrooge domandò la cosa, per vedere se uno spettro così diafano fosse in grado di pigliare una seggiola; nel caso che no, lo avrebbe costretto ad una spiegazione imbarazzante. Ma lo spettro gli sedette in faccia, dall’altra parte del caminetto, come se non avesse mai fatto altro.- Tu non credi in me – disse poi.- No – rispose Scrooge.- Che altra prova vorresti oltre quella dei sensi?- Non lo so.- Perché dubiti dei tuoi sensi?- Perché un nonnulla basta a turbarli. Un lieve disturbo di stomaco ci muta il bianco in nero. Voi potreste essere un pezzetto di carne mal digerito, uno schizzo di senapa, una briciola di formaggio, un frammento di patata mal cotta. Chiunque siate, c’è in voi più della marmitta che della marmotta! Scrooge non si dilettava molto di questi giochetti di parole, né in cuor suo si sentiva adesso corrivo alla celia. Fatto sta che ch’ei si studiava di esser faceto come per distrarsi e per domare il terrore; perché veramente la voce dello Spettro lo faceva rabbrividire fino al midollo delle ossa. Star lì a sedere, fissando quelle pupille vitree, e non aprir bocca fosse pure per un momento, sarebbe stato lo stesso che spiritare. Scrooge lo capiva molto bene. C’era anche questo terribile, che lo Spettro si avvolgeva quasi in una propria atmosfera infernale. Non già che Scrooge la sentisse; ma è certo che, ad onta della perfetta immobilità dello Spettro, i capelli ritti, le falde del soprabito, le nappine degli stivaloni, tremavano sempre come se mossi dal fiato caldo di un forno.- Vedete questo steccadenti? – disse Scrooge tornando subito alla carica pel motivo ora detto, e volendo, fosse pure per un istante, sottrarsi allo sguardo impietrito del fantasma.- Lo vedo – rispose lo Spettro.- Ma voi non lo guardate nemmeno – disse Scrooge.- Lo vedo nondimeno – disse ancora lo Spettro.- Bene! – ribatté Scrooge. – Non ho che ad ingozzarlo, e tutto il resto dei miei giorni avrà alle calcagna una frotta di spiriti folletti, tutti di mia propria creazione. Sciocchezze. vi dico; sciocchezze! A questo lo Spettro diè uno strido orrendo, e scosse la catena con così tetro e rovinoso fracasso, che Scrooge si tenne forte alla seggiola per non cadere svenuto. Ma come crebbe il suo terrore, quando, togliendosi lo Spettro la benda che gli fasciava il capo, quasi sentisse troppo caldo, la mascella inferiore gli ricascò sul petto! Scrooge cadde ginocchioni e si strinse la faccia nelle mani.- Grazia! – esclamò. – Terribile apparizione, perché mi fate paura?- Uomo dall’anima mondana! – rispose lo Spettro, – credi adesso o non credi?- Credo – balbettò Scrooge, – debbo credere. Ma perché mai gli spiriti vanno attorno e perché vengono da me?- Deve ogni uomo – rispose lo Spettro – con l’anima che ha dentro girare in mezzo ai suoi simili, viaggiare il più che può; se non lo fa in vita, è condannato a farlo in morte. È dannato ad errare pel mondo, oh me infelice! a vedere il bene senza poterlo godere, quel bene che avrebbe potuto dividere con gli altri sulla terra e che avrebbe fatto la sua felicità! Qui lo Spettro mise un altro strido, squassò la catena, si torse le mani diafane.- Siete incatenato – osservò Scrooge, tremando. – Perché?- Porto la catena che mi son fabbricato in vita – rispose lo Spettro. – L’ho fatta io stesso anello per anello, pezzo a pezzo; io stesso me la cinsi per volontà mia, e di volontà mia la portai. Ti par nuova forse a te? Scrooge tremava sempre più forte.- O vorresti sapere – proseguì lo Spettro – il peso e la lunghezza della gomena che porti tu stesso? Era per l’appunto lunga e grave come questa mia, sette anni fa. Ci hai lavorato poi. Una catena di gran valore, adesso! Scrooge si guardò intorno per terra, figurandosi di vedersi avviluppato in cinquanta o sessanta metri di gomena ferrata: ma niente vide.- Giacobbe – disse supplichevole. – Mio vecchio Giacobbe Marley, ditemi qualche altra cosa. Datemi un po’ di consolazione, Giacobbe mio!- Nessuna consolazione da me – rispose lo Spettro. – Altre regioni le mandano, o Ebenezer Scrooge, altri ministri le portano, altri uomini le ricevono. Né ti posso dire tutto quel che vorrei: poche altre parole, e basta. A me non è concesso un momento di riposo o d’indugio. Il mio spirito non varcò mai la soglia del nostro banco, bada bene!; da vivo, il mio spirito non uscì mai dai limiti angusti del nostro stambugio. Lunghi e faticosi viaggi mi aspettano oramai! Soleva Scrooge, quante volte prendesse a meditare, cacciarsi le mani nelle tasche delle brache. Così fece adesso, ruminando le cose dette dallo Spettro; ma non alzò gli occhi e stette sempre ginocchioni.- Bisogna dire che siete andato un po’ lento, Giacobbe mio – notò Scrooge, da uomo d’affari, ma con deferente umiltà.- Lento! – ripeté lo Spettro.- Morto da sette anni e sempre in viaggio?- Sempre. Né riposo, né pace: Tortura assidua del rimorso.- Viaggiate presto?- Sulle ali del vento.- Ne avrete visto dei paesi in sette anni! – mormorò Scrooge. Udendo queste parole, lo Spettro mise un altro strido e così terribilmente fece suonar la catena nel silenzio della notte, che la guardia avrebbe avuto ragione di multarlo come disturbatore notturno.- Oh! schiavo, incatenato, oppresso di ceppi! – urlò – a non sapere che secoli e secoli di assiduo lavoro compiuto da creature immortali a pro di questa terra passeranno nell’eternità prima che tutto sia sviluppato il bene ond’essa è capace; a non sapere che ogni spirito cristiano, pur lavorando nella piccola sfera assegnatagli, qualunque essa sia, troverà troppo breve la vita mortale ad esercitare tutti i mezzi innumerevoli del rendersi utile; a non sapere che non c’è durata di rammarico la quale ci assolva dalle occasioni perdute nella vita! E questo io ho fatto! e tale ero io! – Ma voi, Giacobbe, foste sempre un eccellente uomo d’affari, – mormorò Scrooge, che incominciava a fare un’applicazione personale di tutto questo.- Affari! – esclamò lo Spettro, tornando a torcersi le mani. – I miei simili erano i miei affari. Il benessere comune, la carità, la misericordia, la sopportazione, la benevolenza, questi erano i miei affari. Nell’oceano immenso dei miei affari le operazioni del mio commercio non erano che una gocciola d’acqua! Sollevò la catena per quanto il braccio era lungo, come se in quella fosse la causa della sterile angoscia, e tornò a sbatterla in terra con fracasso.- In questa stagione dell’anno cadente – proseguì lo Spettro – io soffro di più. Perché mai, in mezzo alla folla dei miei simili, passavo io con gli occhi abbassati alla terra, perché una volta non gli alzai verso quella stella benedetta che guidò un giorno i sapienti ad un povero abituro? Non potevo io forse, io, esser guidato da quella luce ad altri poveri abituri? Scrooge, più che mai atterrito alle parole incalzanti dello Spettro, incominciò a tremare come una canna.- Ascoltami! – comandò lo Spettro. – L’ora mia è vicina.- Ascolto – rispose Scrooge. – Ma non calcate la mano, ve ne prego! non mi schiacciate di eloquenza, Giacobbe!- Come io mi ti mostri in forma visibile, non so. Molti e molti giorni di fila ti sono stato ai fianchi invisibile. L’idea non era piacevole. Scrooge rabbrividì e si asciugò il sudore dalla fronte.- Né questa è piccola parte del mio supplizio, – proseguì lo spettro. – Son qui stasera per avvertirti che ancora una via t’avanza e una speranza di sfuggire al mio fato. E sono io, Ezeneber, io che ti offro cotesta speranza e cotesta via.- Voi siete sempre stato per me un buon amico, – disse Scrooge. – Grazie!- Avrai la visita – soggiunse lo spettro – di tre Spiriti. La faccia di Scrooge si fece bianca quasi come quella dello Spettro.- Ed è questa la via, è questa la speranza che mi offrite, Giacobbe? – interrogò con un filo di voce.- Questa è.- Io… io davvero ne farei di meno, – disse Scrooge.- Senza la visita loro, – ammonì lo Spettro, – tu non eviterai il sentiero che io batto. Aspettati il primo per domani, quando la campana avrà battuto un’ora.- Non potrei – insinuò Scrooge – non potrei pigliarli tutti e tre in una volta e farla finita?- Aspetterai il secondo la notte appresso alla stessa ora. Il terzo, la terza notte, all’ultima vibrazione della dodicesima ora. Me, non mi vedrai più; ma ricordati, per amor tuo, ricordati di quanto è accaduto tra noi! Ciò detto, lo spettro tolse il fazzoletto dalla tavola e se lo avvolse come prima, intorno al capo. Scrooge se n’accorse dallo scricchiolio dei denti quando le mascelle si urtarono, strette dalla benda. Alzò gli occhi dubbiosi e si ritrovò ritto davanti il suo visitatore soprannaturale, con la catena avvolta al braccio. L’apparizione si scostò rinculando; ad ogni suo passo, la finestra si apriva un poco, sicché, quando lo Spettro vi giunse, era spalancata.

image

Lo Spettro fece un cenno, Scrooge si accostò. Quando furono due passi distanti, lo Spettro alzò la mano perché si fermasse. Scrooge si fermò. Più dell’obbedienza potevano in lui la stupefazione ed il terrore; perché, all’alzarsi di quella mano, egli udì dei rumori confusi nell’aria; suoni incoerenti di dolore e di disperazione; sospiri e guai di profonda angoscia e di rimorso. Lo Spettro, stato un po’ in ascolto, si unì al funebre coro e si dileguò nella oscurità della notte. Scrooge, nell’agonia della curiosità, corse alla finestra e guardò di fuori. L’aria era piena di fantasmi, che erravano di qua e di là senza posa, traendo guai. Ciascuno, come lo spettro di Marley, trascinava una catena; ce n’erano di quelli incatenati insieme, ed erano forse membri di governi malvagi; nessuno era libero. Molti, da vivi, erano stati conoscenze personali di Scrooge. Era stato intrinseco con un vecchio spettro in panciotto bianco, con un enorme scrigno ferrato attaccato alla caviglia, il quale disperatamente piangeva per non poter soccorrere una povera donna con in collo un bambino, ch’ei vedeva giù, sulla soglia d’una porta. Il supplizio di tutti loro era questo, senz’altro, di voler entrare nelle faccende umane per fare un po’ di bene e di averne per sempre perduto il potere. Se coteste creature si fossero risolute in nebbia o se la nebbia le avesse avvolte, Scrooge non potea dire. In un sol punto, sparvero gli spettri e tacquero le voci. Tornò la notte profonda. Scrooge chiuse la finestra ed esaminò la porta di dove lo Spettro era entrato. Era chiusa a doppia mandata, com’egli stesso con le proprie mani avea fatto. I chiavistelli erano al posto. Gli corse alla bocca: “Sciocchezze!” ma alla prima sillaba si fermò in tronco. Si sentiva stracco, sia dalle fatiche del giorno o dall’ora tarda, sia piuttosto dalla commozione sofferta, dal balenio del mondo invisibile, dalle tristi parole dello Spettro. Tutto vestito com’era se n’andò a letto e si addormentò all’istante.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: