A Gallo Domenico, malato di leucemia

Troppo belli i tuoi occhi,
bambino mio,
per gli ulivi della tua terra
che alitano speranze di vita e di
morte,
quando un glabro labbro
copre una mascherina bianca
e tu vedi l’orsa maggiore di un cielo
dipinto
ed una donna che fuma
ed il padre di una cicogna impazzita:

Io non voglio che tu conosca l’autunno
della vita
in un mondo salvato da poeti:
l’ora della stella non è ancora giunta
quando Dio ti risparmia
la fatica di cercarlo.

Corte e povere le statue scomparse
per me,
che vorrei tanto darti una poesia
per non farti andare via.
Figlio di un dio di moda,
non deporre il tuo giglio appassito
su un muro di carta:
sulla stessa via delle icone
tu sconfiggerai l’ambiguità di un
Cristo duale.

Sorridimi,
almeno un po’,
mentre la tua vena ballerina
brucia
su un orizzonte senza limiti,
e si lega alla plastica ed al genio
come un vecchio cinese
in un festival di giganti.

Bambino mio,
dalle ali di rosa,
il vento soffia e spinge lontano
tuo giocattolo rotto:
il lungo sogno della terraferma
ti abituerà a vincere.

     Elio Francescone

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